Il futuro del credito cooperativo si costruisce investendo sui giovani, dando loro non soltanto opportunità professionali, ma anche la possibilità di partecipare alle decisioni, assumere responsabilità e diventare protagonisti del cambiamento. È questo uno dei messaggi lanciati da Alessandro Azzi, presidente della Federazione Lombarda delle BCC, nel suo intervento al convegno Idee 2026, durante il quale ha richiamato l’importanza del dialogo tra generazioni e della capacità delle banche cooperative di rinnovarsi senza perdere la propria identità.
«Dobbiamo fare in modo che i giovani non vedano il credito cooperativo soltanto come un luogo nel quale lavorare e un posto di lavoro. Dobbiamo poterlo vedere come un luogo nel quale progettare, partecipare, assumere responsabilità, guidare il cambiamento», ha sottolineato Azzi, indicando nella valorizzazione delle nuove generazioni una delle condizioni fondamentali per garantire continuità e prospettive al sistema bancario cooperativo.
Un obiettivo che richiede di guardare ben oltre l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Secondo Azzi, infatti, il rapporto tra le nuove generazioni e il credito cooperativo deve cominciare molto prima, attraverso le opportunità offerte ai ragazzi e alle ragazze durante il loro percorso di formazione e di crescita personale.
«Questo vale per le ragazze e per i ragazzi che oggi stanno scegliendo il proprio percorso di studio, il proprio lavoro e la propria impresa, perché il futuro di una banca si costruisce molto prima che una persona entri in filiale: si costruisce nelle opportunità che offriamo, nelle aspettative che contribuiamo a creare, nei modelli che rendiamo visibili, nelle storie che decidiamo di raccontare».
Parole che richiamano la responsabilità del credito cooperativo nella costruzione di un ambiente capace di attrarre le nuove generazioni, valorizzarne le competenze e offrire loro la possibilità di contribuire concretamente allo sviluppo delle comunità. Non si tratta semplicemente di favorire un ricambio generazionale, ma di creare le condizioni affinché i giovani possano portare idee, sensibilità ed esperienze nuove all’interno delle organizzazioni.
Al centro della riflessione di Azzi c’è il concetto di responsabilità intergenerazionale, che deve rappresentare uno dei caratteri distintivi della cooperazione di credito. Il patrimonio costruito nel corso degli anni non può essere considerato qualcosa da conservare immutato, ma una ricchezza da trasmettere e migliorare attraverso il contributo di chi verrà dopo.
«Dobbiamo chiederci anche quanto vogliamo ancora cambiare, perché ogni generazione riceve una storia, una tradizione, un patrimonio di esperienze e ha il compito di consegnarlo a quella successiva un po’ migliore di come l’ha ricevuto. E noi dobbiamo avere forte questa consapevolezza. E questo vale in modo particolare per un sistema cooperativo che deve avere nella dimensione intergenerazionale uno dei propri tratti distintivi».
Per il presidente della Federazione Lombarda delle BCC, il coinvolgimento dei giovani si inserisce nella storia stessa del credito cooperativo, un modello economico e sociale che ha costruito la propria identità sulla partecipazione e sul contributo delle comunità.
«Anche il credito cooperativo è una storia, una storia che è stata fatta da persone, soci, territori, relazioni, reciproca responsabilità. Soprattutto una storia che non è mai stata scritta da una sola persona, né da una sola generazione e neanche da una sola parte della comunità, ma una storia collettiva».
Proprio questa dimensione collettiva impone oggi alle banche cooperative di interrogarsi sulla capacità di aprirsi a nuove energie e nuovi punti di vista. In questo percorso assume un significato particolare il concetto di prossimità, tradizionalmente associato alla presenza delle BCC nei territori, ma che, secondo Azzi, deve essere interpretato in maniera più ampia.
«Noi siamo abituati a parlare di prossimità, che però non è soltanto una misura geografica. Non significa semplicemente avere o mantenere o aprire, quando gli altri scappano, una filiale in un territorio, conoscere il nome di un socio, essere presenti quando un’impresa ha bisogno di credito».
La vera prossimità, dunque, non si esaurisce nella presenza fisica di una banca, ma si manifesta soprattutto nella capacità di costruire relazioni e favorire la partecipazione.
«La prossimità per una banca cooperativa e mutualistica significa anzitutto saper ascoltare, significa creare le condizioni perché persone diverse possano portare dentro l’organizzazione il proprio punto di vista, la propria esperienza, le proprie competenze e la partecipazione, che è poi il substrato per la democrazia economica».
Un principio che assume particolare importanza proprio nel rapporto con le nuove generazioni. Ascoltare i giovani significa riconoscere il valore del loro contributo e creare spazi nei quali possano partecipare alla costruzione del futuro delle banche e delle comunità. La sfida, nella visione espressa da Azzi, consiste nel trasformare la tradizione cooperativa in un patrimonio vivo, capace di evolvere attraverso l’incontro tra esperienze consolidate e nuove prospettive.
È in questa direzione che il presidente della Federazione Lombarda delle BCC ha richiamato il significato del cambiamento e la necessità di continuare a scrivere la storia del credito cooperativo, aprendola a nuovi protagonisti.
«Tutta un’altra storia, secondo me, non significa cancellare la storia che abbiamo conosciuto, ma significa completarla, aggiungere nuove voci, nuovi capitoli, nuove protagoniste, nuovi protagonisti, far emergere percorsi e contributi che magari sono rimasti meno visibili. Soprattutto fare in modo che quelle storie non appartengano soltanto al passato, ma diventino esempi e possibilità per il futuro».
Il messaggio rivolto al credito cooperativo è quindi quello di non limitarsi a trasmettere ai giovani un modello già costruito, ma di offrire loro gli strumenti e le opportunità per contribuire a trasformarlo. Perché la continuità di una banca cooperativa non dipende soltanto dalla capacità di custodire la propria storia, ma anche dalla volontà di affidare alle nuove generazioni un ruolo attivo nella scrittura di quella futura.

