In un contesto economico segnato da incertezze globali e da una crescente distanza tra finanza e vita reale, le Banche di Credito Cooperativo rivendicano con forza il proprio ruolo di motore dell’economia dei territori. A farlo è Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse, che richiama l’attenzione sulla funzione primaria e sociale della banca: raccogliere il risparmio dei cittadini e trasformarlo in sviluppo concreto per famiglie e imprese.
«Ci vorranno sempre più banche capaci di mettere in moto la ricchezza che è depositata fiduciariamente presso di noi», afferma Dell’Erba, al convegno ‘Il valore della biodiversità nel sistema bancario. A 35 anni dalla legge Amato’, organizzato da Banca Tema in collaborazione con la Fondazione Polo Universitario Grossetano, sintetizzando un concetto chiave: il risparmio esiste, è diffuso e consistente, ma non genera automaticamente crescita. Perché questo avvenga servono intermediari in grado di svolgere fino in fondo il proprio compito, raccogliendo la fiducia delle famiglie e traducendola in credito a favore dell’economia reale.
È esattamente questa la missione che le Bcc continuano a portare avanti. Il risparmio delle famiglie non viene immobilizzato né indirizzato verso operazioni speculative, ma trasformato in finanziamenti destinati a imprese, artigiani, agricoltori e nuclei familiari, sostenendo investimenti, occupazione e coesione sociale. Un modello che rivendica la funzione classica della banca come soggetto al servizio della comunità, lontano da una visione puramente finanziaria dell’attività creditizia.
Al centro dell’intervento di Dell’Erba c’è anche una chiara difesa del modello di banca territoriale. «Il sistema delle banche che danno soldi agli imprenditori e alle famiglie è un sistema che riguarda l’interesse generale», sottolinea il presidente di Federcasse, marcando una distinzione netta tra due approcci diversi al fare banca. Da un lato le banche di relazione, radicate nei territori, che conoscono direttamente clienti e imprese, valutano i progetti non solo sulla base di algoritmi e numeri, ma anche attraverso la conoscenza delle persone e dei contesti locali, e sostengono l’economia reale. Dall’altro un modello di banca-finanza sempre più distante dal territorio, orientato ai mercati globali e ai rendimenti di breve periodo.
Secondo Dell’Erba, le Bcc non hanno mai abbandonato questa funzione essenziale. Non l’hanno dispersa negli anni della finanziarizzazione spinta e proprio per questo oggi risultano ancora più necessarie. La loro capacità di mettere in circolo il risparmio raccolto localmente, reinvestendolo nelle stesse comunità che lo hanno generato, rappresenta un elemento di stabilità e di sviluppo che va oltre la logica del profitto immediato.
In un sistema economico che rischia di allontanarsi sempre più dai bisogni reali di famiglie e imprese, il messaggio di Federcasse è chiaro: senza banche capaci di trasformare il risparmio in credito e il credito in crescita, lo sviluppo resta un’astrazione. Le Bcc, con il loro radicamento territoriale e la loro vocazione mutualistica, continuano invece a dimostrare che un altro modo di fare banca non solo è possibile, ma è nell’interesse generale del Paese.

