Il filo che lega le Bcc alle persone e ai territori lungo più di 140 anni

Bcc
Sono banche mutualistiche fondate sull’auto-aiuto, sulla reciprocità e sulla responsabilità condivisa, costruite dal basso per rispondere a bisogni reali.

C’è un filo continuo che lega le Banche di Credito Cooperativo alle persone e ai territori in cui operano da oltre 140 anni. Un filo che attraversa la storia economica e sociale del Paese, che resiste ai cicli finanziari e alle trasformazioni del sistema bancario, e che continua ancora oggi a orientare scelte concrete, misurabili, quotidiane. I dati sull’andamento degli impieghi nei primi otto mesi del 2025 lo raccontano con chiarezza, ma la loro lettura acquista senso solo se inserita in questa traiettoria di lungo periodo.

Le Banche di Credito Cooperativo nascono come espressione diretta delle comunità locali, in un’Italia in cui l’accesso al credito era spesso precluso a famiglie, agricoltori, artigiani e piccoli imprenditori. Sono banche mutualistiche fondate sull’auto-aiuto, sulla reciprocità e sulla responsabilità condivisa, costruite dal basso per rispondere a bisogni reali. Un modello che nel tempo si è evoluto, integrando innovazione, governance moderna e solidità patrimoniale, ma che resta ancorato a un principio identitario preciso: almeno il 95% del credito erogato deve essere destinato a persone e imprese che vivono o lavorano negli stessi territori in cui il risparmio viene raccolto, che si tratti di borghi, aree interne o quartieri delle grandi città.

Oggi il Credito Cooperativo conta poco meno di un milione e mezzo di soci e socie, 214 BCC, Casse Rurali e Raiffeisen, e oltre 4.100 sportelli. Non è soltanto una rete numericamente rilevante, ma una infrastruttura diffusa di prossimità e relazione, che svolge una funzione economica e sociale difficilmente sostituibile, soprattutto nei contesti meno serviti dal mercato finanziario tradizionale. In molti territori, la presenza di una BCC coincide ancora con l’unico presidio bancario attivo, capace di coniugare conoscenza diretta delle persone, valutazione del merito creditizio e accompagnamento nel tempo.

È in questo quadro che si inseriscono i dati dei primi otto mesi del 2025. In una fase in cui l’industria bancaria nel suo complesso mostra segnali di rallentamento, le Banche di Credito Cooperativo rafforzano il proprio ruolo di sostegno alle famiglie, registrando una crescita degli impieghi lordi significativamente superiore alla media del sistema bancario. La dinamica espansiva riguarda in particolare il credito alle famiglie consumatrici, che continua a rappresentare uno degli assi portanti dell’azione delle BCC.

I finanziamenti alle famiglie superano i 61 miliardi di euro, al netto delle sofferenze, e crescono su base annua del +5,1%, a fronte del +2,8% registrato dall’insieme delle banche. Si tratta di un divario rilevante, che segnala una scelta precisa di allocazione delle risorse in una fase economica complessa, caratterizzata da incertezze sui redditi, sull’inflazione e sulle prospettive di crescita. Oggi gli impieghi alle famiglie rappresentano il 43,6% del totale dei finanziamenti delle BCC, contro il 35,2% del sistema bancario complessivo, e sono costituiti in larga parte da mutui, prevalentemente destinati all’acquisto dell’abitazione.

Questi numeri non descrivono una risposta episodica a una congiuntura favorevole, ma l’espressione coerente di un modello economico e culturale che mette al centro la persona e la comunità. La casa, il risparmio, il credito per i bisogni fondamentali non sono considerati semplici prodotti finanziari, ma leve di stabilità sociale, di radicamento territoriale e di costruzione del futuro. È la stessa logica che da oltre un secolo guida il Credito Cooperativo: trasformare il risparmio locale in sviluppo locale, mantenendo un legame diretto tra chi affida le proprie risorse alla banca e chi le riceve sotto forma di credito.

In un sistema finanziario sempre più concentrato e standardizzato, la traiettoria delle Banche di Credito Cooperativo continua così a distinguersi per continuità e coerenza. I dati del 2025 mostrano che questo modello non appartiene al passato, ma rappresenta ancora oggi una risposta concreta alle esigenze delle famiglie e dei territori, capace di coniugare crescita, responsabilità e prossimità. Un filo antico, ma tutt’altro che logoro, che continua a tenere insieme economia reale e comunità.

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