«Ciao, io sono Cocò e oggi vi racconterò la mia storia». Nicola “Cocò” Campolongo aveva tre anni quando è stato ucciso dalla ’ndrangheta. A scrivere oggi quelle parole sono studenti delle scuole secondarie dell’Altomilanese, ragazzi e ragazze che hanno scelto di farsi carico di una memoria scomoda e dolorosa, dando voce a coetanei a cui la mafia ha tolto tutto: l’infanzia, il futuro, la possibilità di raccontarsi.
Dal 1945 a oggi in Italia sono stati uccisi dalla criminalità organizzata 117 bambini e ragazzi: dal racconto di alcune delle loro storie nasce La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole. Il volume, da poco arrivato nelle librerie italiane, ha preso vita dal progetto RicordaTela, è sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, è edito da In Dialogo/ITL Libri ed è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa a Rescaldina a cui hanno preso parte Giovanni Arzuffi, presidente Cooperativa sociale La Tela, Roberto Scazzosi, presidente Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Clara Ferrario, editor ITL / In dialogo, Gilles Ielo, sindaco di Rescaldina, Gianpiero Colombo, responsabile Presidio Libera di Legnano e rappresentanti di tre delle sette scuole che hanno preso parte al concorso.
Trentuno vicende -diverse per tempo, luoghi e contesto- di bambini e adolescenti uniti dallo stesso destino: quello di trovarsi “nel posto sbagliato al momento sbagliato”, o di essere figli, nipoti, parenti di persone coinvolte in dinamiche criminali.
Cocò Campolongo, tre anni, ucciso dalla ’ndrangheta; Giuseppe Di Matteo, dodici anni, assassinato dopo essere stato rapito perché il padre era un collaboratore di giustizia; Simonetta Lamberti, undici anni, colpita e uccisa in un attentato destinato al padre magistrato; Emanuela Sansone, diciassette anni, uccisa nel 1896 e riconosciuta come “la prima donna vittima di mafia”, solo per citarne alcuni.
Raccontate attraverso testi narrativi, fumetti e rielaborazioni grafiche, queste storie non sono semplici esercizi scolastici, ma tentativi consapevoli di comprendere, restituire dignità e rompere il silenzio. I ragazzi non spiegano la mafia in astratto: raccontano vite, mettendo al centro l’innocenza spezzata e la responsabilità di ricordare.
Il libro è il frutto del concorso RicordaTela. Storie di mafia e ingiustizia, promosso dalla cooperativa sociale La Tela di Rescaldina, in collaborazione con Libera e con il coinvolgimento diretto delle scuole. Hanno partecipato: I.S. “Carlo Dell’Acqua” Legnano; Istituto “Barbara Melzi” Legnano; I.C. “Aldo Strobino” plesso “Dante Alighieri” Cerro Maggiore; I.C.S. “Viale Legnano” Parabiago; I.C. “E. De Amicis” plesso “A. Volta” Inveruno; I.C. “Manzoni” plesso “Raimondi” Rescaldina; ISIS “Cipriano Facchinetti” Castellanza.
Gli studenti hanno ricostruito storie vere partendo da archivi, fonti storiche, libri, siti di documentazione, trasformandole in racconti, testi narrativi, fumetti e illustrazioni. In alcuni casi, questo lavoro ha permesso di ricucire memorie spezzate, riportando all’attenzione pubblica nomi e vicende dimenticate, con effetti concreti anche nei territori di origine delle vittime.
Al centro del progetto c’è La Tela, cooperativa sociale che gestisce l’Osteria Sociale La Tela, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Oggi La Tela è ristorante, centro culturale, luogo di aggregazione e presidio di legalità, impegnato nella promozione dei valori di giustizia, solidarietà e responsabilità sociale. «Questo libro nasce dallo stesso principio che anima La Tela fin dall’inizio -spiega Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa-. Un bene strappato alla mafia può tornare a essere un bene comune solo se genera cultura, partecipazione e coscienza civile. Abbiamo chiesto ai ragazzi di fare una cosa difficile: di non limitarsi a studiare, ma di entrare nelle storie, farsi carico di un dolore che non li riguarda direttamente. Il risultato è andato oltre ogni aspettativa. In queste pagine c’è rigore, empatia, rispetto, ma soprattutto la dimostrazione che la scuola può essere un luogo di educazione profonda alla cittadinanza».
Il progetto è stato sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, che ha riconosciuto nel libro un’iniziativa pienamente coerente con la propria missione di banca di comunità. Nella sua presentazione del volume, il presidente della Bcc, Roberto Scazzosi, sottolinea come la legalità non sia solo rispetto delle regole, ma cura dei legami, fiducia reciproca, costruzione di futuro. «Sostenere questo progetto significa investire nella coscienza civile della nostra comunità -scrive Scazzosi-. La memoria delle vittime innocenti non è un esercizio retorico, ma un atto di responsabilità verso i giovani, che sono chiamati a diventare cittadini consapevoli. Perché noi non abbiamo finanziato una stampa: abbiamo reso possibile una voce. E quando quella voce è quella dei ragazzi, diventa un messaggio che arriva più lontano di qualunque convegno. Questo libro non chiede pietà, non cerca effetti: chiede attenzione, consapevolezza, e la capacità di non voltarsi dall’altra parte. È così che si costruisce una comunità più forte: non ignorando il dolore, ma trasformandolo in educazione civile.».
Nel corso della conferenza stampa il sindaco di Rescaldina, Gilles Ielo, ha sottolineato l’importanza della Tela, che deve diventare un soggetto di riferimento per tutto il territorio dell’Altomilanese in tema di legalità e di lotta alla mafia; l’editor di Itl, Clara Ferrario, ha ripercorso il delicato lavoro di selezione delle opere realizzate dai ragazzi e di realizzazione di un libro che ha la dignità di diffusione nazionale, e responsabile del Presidio Libera di Legnano, Gianpiero Colombo, ha ricordato come l’impegno per promuovere la conoscenza e coltivare la memoria sia necessario perché, ad oggi, oltre l’80% dei parenti delle vittime di mafia ancora non sa davvero il perché della tragedia che li ha colpiti.
A firmare la prefazione del volume è Alessandra Dolci, procuratrice generale della Divisione distrettuale antimafia di Milano, che smonta con nettezza uno dei falsi miti più resistenti, ovvero che “la mafia non uccide i bambini”. «Un’affermazione smentita dai numeri e, soprattutto, dalle storie -scrive Dolci-. Bambini uccisi per vendetta, per intimidazione, per “errore”, perché la violenza mafiosa non conosce codici morali né limiti. Raccontare queste vicende significa ricordare che non esiste una mafia “buona” o “accettabile”, e che la memoria delle vittime innocenti è una responsabilità collettiva.
La postfazione è affidata a don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e una delle figure più autorevoli dell’impegno antimafia in Italia. Don Ciotti invita a leggere il libro come uno strumento di consapevolezza civile: non un semplice esercizio scolastico, ma un atto che chiama in causa l’intera società. La forza del volume, sottolinea, sta nello sguardo dei ragazzi, capace di parlare ai coetanei, agli adulti, alle famiglie, ricordando che la memoria, se non diventa impegno, rischia di essere solo commemorazione.
Le prime copie del libro sono già state destinate al Presidente della Repubblica, a Papa Leone XIV e all’Arcivescovo di Milano. Un gesto simbolico ma significativo, che riconosce il valore nazionale di un lavoro nato dal territorio. Il progetto ha già attirato l’attenzione del Quirinale, che nei mesi scorsi si è interessato direttamente a una delle storie ricostruite dagli studenti, quella di Vincenzo Mulè, quindicenne ucciso dalla mafia nel 1981, portando il suo nome e la sua memoria fino alla Presidenza della Repubblica.
Il volume è pubblicato da In Dialogo, marchio editoriale di ITL Libri, e rappresenta un raro esempio di come scuola, terzo settore, istituzioni e mondo cooperativo possano lavorare insieme per trasformare la memoria in uno strumento vivo, capace di parlare all’Italia intera.
«Perché dietro ogni numero c’è un nome, e dietro ogni nome una storia che merita di essere ascoltata», concludono all’unisono Arzuffi e Scazzosi.

