Non fermate il treno in corsa

Roberto Scazzosi, presidente Bcc Busto Garolfo e Buguggiate

Andate a rivedere la bella sequenza finale del video sui nostri 120 anni di storia. Quella in cui il vecchio ma valente treno a vapore, che ha macinato decenni di strada senza mai fermarsi e diventando sempre più gagliardo con il passar degli anni, sfuma la sua corsa e dona la sua forza per far accelerare ancora di più il moderno convoglio ad alta velocità che sfreccia verso il futuro. Andate a rivederlo, dicevo, e tenetelo ben impresso negli occhi, perché questa è la strada che stiamo percorrendo con convinzione e che non può, non deve essere fermata. Il gruppo bancario cooperativo Iccrea è il naturale punto di approdo del viaggio attraverso tre secoli della nostra Cassa Rurale Cattolica di depositi e prestiti Santa Margarita, che ha già iniziato a trasformarsi e a correre, con decine di altre consorelle, con la dirompente forza dell’alta velocità. Lo so, starete pensando che sono tutte cose di cui abbiamo già parlato e su cui abbiamo già deciso. Vero. Ma il fatto è che il nuovo governo starebbe pensando di farci un favore fermando quello che non deve più essere fermato. Come sapete, è in corso un’iniziativa parlamentare per chiedere una sospensione di 18 mesi dell’avvio della costituzione dei gruppi bancari cooperativi, che sono gli assi portanti della riforma del credito cooperativo. Chi chiede di fermare tutto lo fa, essenzialmente, per tre ragioni. La prima perché è convinto che si voglia «abolire il credito cooperativo, la sua preziosa funzione di banca del territorio, i suoi storici legami con le imprese e le famiglie e l’autonomia delle singole Bcc»; la seconda è che si stia «trasformando il sistema, che da oltre 130 anni ha creato valore e sostenuto concretamente l’economia reale, in una società per azioni a struttura verticale che, invece di aprirsi, rischia soltanto di inchinarsi davanti al mercato»; la terza per via del fatto che il nuovo gruppo bancario cooperativo sarebbe sotto il diretto controllo della Bce «mentre in altri Paesi europei, come la Germania, la gran parte delle banche di medie e piccole dimensioni sono considerate “less significant” e, quindi, controllate dalle autorità di vigilanza nazionali e non dalla Bce». Che dire? Grazie per il fatto che ci volete aiutare. Ma se davvero credete nell’importanza e nella preziosa funzione del credito cooperativo, dovreste dare un po’ più di fiducia a chi ha creato e fatto crescere il modello del credito cooperativo. L’ho scritto nel mio precedente editoriale, e mi ripeterò: ma davvero qualcuno pensa che tutti noi soci saremmo pronti a gettare alle ortiche cento e più anni di storia? Davvero si crede che se noi soci pensassimo, anche solo per un istante, che il gruppo bancario cooperativo potrebbe snaturare quello che siamo, acconsentiremmo ugualmente a questo percorso? La verità è un’altra: all’interno del gruppo bancario cooperativo le Bcc -la nostra Bcc- potranno continuare a servire, ancora e meglio, i propri territori e, nel contempo, competere efficacemente nel mercato creditizio europeo e mondiale, apportando enormi benefici all’intero sistema Italia, assicurandosi maggiore efficienza, competitività e sviluppo tecnologico e garantendosi la possibilità di sopravvivenza, più volte messa in dubbio negli ultimi anni. Quindi: che nessuno fermi il treno in corsa, che sta viaggiando spedito grazie ai molti e ingenti investimenti -in termini di capitale umano e di risorse economiche- che sono già stati fatti sia dal gruppo Iccrea sia da ognuna della Bcc aderenti. Fermare il treno significherebbe bruciare e gettare alle ortiche tutti questi investimenti e, soprattutto, farci deragliare. Perché a quel punto sì che potrebbe essere messo a rischio il nostro futuro. D’altro canto, qualunque consiglio e confronto è ben accetto, perché ogni cosa è sempre perfettibile: perciò ascolto e valuto attentamente le argomentazioni di tutti, specie di chi -come l’attuale governo- sta dimostrando grande attenzione al nostro modello di fare banca. Mi serve, tra l’altro, per vigilare sulla rotta lungo la quale stiamo marciando con convinzione. Perché, nel caso, sarei il primo a dire «no» a qualunque deviazione che potesse rischiare di snaturare anche solo in parte quello che siamo e rappresentiamo nel nostro territorio e nel sistema Italia.

Andate a rivedere la bella sequenza finale del video sui nostri 120 anni di storia. Quella in cui il vecchio ma valente treno a...
" />