L’arte del fabbro passa di padre in figlio

La «Buratti Davide», dei fratelli Giuseppe e Luigi, racconta la storia della carpenteria che, fondata dal padre Davide, ancora oggi vede nel passaggio generazionale il punto di forza

Un antico detto afferma che il ferro nelle mani del fabbro valente diventa acciaio: nulla di più vero se si analizza la storia della carpenteria «Buratti Davide» di Buratti Luigi e Giuseppe. Una carpenteria a conduzione famigliare che, da più generazioni, tramanda di padre in figlio un mestiere che vede nell’ ascolto della clientela, nella personalizzazione e nell’ unicità del prodotto il suo punto di forza per creare inferriate, parapetti e serramenti che rispecchiano esattamente il desiderio del cliente.
Il racconto di quest’arte a Busto Garolfo è già presente nel 1882 quando, come si legge nei documenti parrocchiali, si censisce la popolazione locale e si annovera tra gli abitanti il signor Davide Gabriele Buratti, identificato con la mansione di fabbro. Come sottolineano i due titolari, Giuseppe e Luigi Buratti: «Ci piace pensare che da allora custodiamo e portiamo avanti questo mestiere: in tutto l’hinterland milanese siamo rimasti in pochi. Il lavoro manuale e artigianale sta scomparendo. Prima ogni paese aveva il proprio maniscalco fabbro, era un punto di riferimento per gli agricoltori: ferrava i cavalli, riparava le attrezzature, forgiava arnesi, lame e tutto il necessario per il lavoro nei campi.
Ora le “botteghe” stanno chiudendo per lasciar spazio ad una produzione industriale e seriale». Nel corso degli anni, questa professione ha visto mutare pratiche e sistemi di lavorazione, implementazione dei macchinari, trasformazioni nel sistema di taglio e di lavorazione. Ricordano i due titolari: «Sembra ieri quando papà -Davide Buratti, a cui ancora oggi l’azienda è intitolata, ndr- ferrava i cavalli nella piazzetta di Busto Garolfo partendo dal ferro di scarto.
Erano materiali di recupero, riadattati e lavorati uno ad uno. Dovevano calzare perfettamente sullo zoccolo del cavallo: era un lavoro sartoriale ». Davide Buratti inizia la propria attività come maniscalco avviando una piccola bottega in centro a Busto Garolfo dove ferra muli e cavalli.
In seguito al boom economico degli anni ’50 e alla maggior presenza di macchine agricole, l’artigiano deve riadattare e ammodernare la propria azienda. Acquista un terreno e pone le fondamenta di quella che ancora oggi è l’attività. «Dove oggi c’è l’ingresso e la piccola aiuola, anni fa c’era l’area in cui i clienti potevano legare i cavalli ed aspettare che venissero ferrati», ricordano i due titolari. Alla morte del padre, avvenuta quando Giuseppe e Luigi erano due giovani ragazzi di 28 e 33 anni, la gestione dell’impresa diventa un loro compito. Iniziano a ragionare sugli sviluppi aziendali, la catena dei lavori, delle comande e sugli investimenti necessari per uno sviluppo economicamente sostenibile.
In questa fase d’espansione e di crescita un ruolo rilevante lo ha la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «La Banca si è sempre dimostrata una nostra preziosa alleata -dicono all’unisono Giuseppe e Luigi-, ha sostenuto la nostra carpenteria nei momenti di ristrettezza economica, perché come in tutte le migliori famiglie le difficoltà ci sono sempre.
Negli anni di costruzione ed espansione aziendale ci hanno concesso diversi mutui e prestiti credendo nell’azienda e in noi. Quello che più abbiamo apprezzato, oltre alla disponibilità, è il rapporto diretto, quasi famigliare che è venuto a crearsi con l’istituto di credito».
La scelta di un rapporto diretto e personale, oltre ad essersi rivelata fondamentale nella scelta della banca, si riflette anche nella strategia aziendale. «Credo che il punto di forza della nostra azienda, e più in generale del nostro territorio, sia la capacità di instaurare un rapporto diretto con la clientela -dice Giuseppe-. Cerchiamo di rispondere positivamente alla richieste che ci avanzano, anche alle più piccole.
Siamo in pochi e dobbiamo ben coordinare la produzione, ma piuttosto che dire di no ad un cliente, incastriamo tra un lavoro e l’altro la piccola lavorazione o riparazione ».
La «Buratti Davide» è, infatti, un’impresa gestita per la quasi totalità dalla famiglia. Conta in totale un organico di 6 persone, numero che include i due titolari, Giuseppe e Luigi, i due figli e futuri eredi dell’impresa, Davide e Paolo, di 23 e 20 anni, e due operai cresciuti e formati professionalmente in azienda. «Davide e Paolo sono il nostro futuro. Come è stato per noi, la formazione avviene in azienda -dice con orgoglio Giuseppe-. Abbiamo imparato il mestiere seguendo il lavoro di nostro padre sin da bambini. Il primo ricordo che mi lega alla fabbrica è un triciclo a pedali con un piccola ruspa frontale con cui raccoglievo gli scarti di produzione. Certo, pensare a questo oggi, con le crescenti, ma giuste, norme di sicurezza sembra folle, vero?». Eppure questa professione si impara solo facendola, non esistono scuole o laboratori di praticantato, è un lavoro a cui bisogna dedicarsi fin da giovani per apprendere con precisione le tecniche di battitura, taglio e lavorazione, anche per questa ragione l’inserimento in azienda è di personale giovane e da formare.
«Alcuni anni fa abbiamo assunto Simone e Nicola: due grandi lavoratori, che sebbene agli inizi fossero inesperti, hanno dimostrato d’aver voglia di fare e d’imparare -fa eco Luigi-. Fatichiamo ad inserire persone adulte anche già formate su altri lavori complementari al nostro, come ad esempio il marmista o il posatore ».

          

Sopra, nell’immagine di copertina la squadra al completo della “Buratti Davide”; qui sopra, l’azienda vista dall’alto e l’area magazzino con i materiali grezzi; più sotto, una foto storica di Davide Buratti intento a ferrare un cavallo e sotto il figlio Giuseppe Buratti nell’officina ormai dismessa del padre.

Le piccole dimensioni dell’azienda non hanno però impedito alla carpenteria di ottenere riconoscimenti istituzionali, eseguire lavorazioni di design ed inserirsi nel mercato milanese. Negli anni ’70, Davide Buratti viene insignito della medaglia d’oro data dalla Camera di Commercio come premio alla fedeltà al lavoro e promozione economica locale. Negli anni ’90, realizzano la cancellata in ferro forgiato e elementi in acciaio inox del distretto militare di Milano, in via Mascheroni, cancellata che viene fotografata e pubblicata su Domus, rivista di architettura e design internazionale. Sempre negli anni ’90, realizzano la struttura portante del tetto dell’auditorium di Turbigo, vincendo poi numerosi appalti per la realizzazione di recinzioni inferriate e parapetti per case e nuove costruzioni. «Per l’edilizia questo non è un momento facile -osserva Giuseppe-. Un tempo ci venivano affidati interi appalti, molti balconi e cancellate: ora il lavoro è calato. Ma non ci demoralizziamo, vediamo una ripresa e la nostra forza è la clientela locale che apprezza l’unicità del prodotto, con i suoi pregi e difetti. Ogni pezzo realizzato è unico».
Tante le soddisfazioni che hanno caratterizzato la storia dell’azienda dagli esordi a oggi ma, come dice Giuseppe, con lo sguardo illuminato di gioia e orgoglio: «Il nostro lavoro è fisicamente impegnativo. Richiede sforzi, fatica, pazienza. Tutti noi carpentieri partiamo da una sbarra informe di ferro, lunga 6 o 10 metri e la lavoriamo, fino a quando, a fine giornata, stringiamo tra le mani quello che poche ore prima era solo un abbozzo su carta. Ogni volta sgrezziamo un diamante, ed è una grande soddisfazione».