Gli appetiti delle sirene

Il direttore Luca Barni

Probabilmente bisognava aspettarselo. Che non tutti stessero a guardare quanto sta avvenendo nel mondo del Credito Cooperativo era una delle ipotesi che occorreva preventivare. Forse però non si poteva immaginare che gli affondi sui nuovi assetti che il processo di riforma del Credito Cooperativo sta disegnando potessero essere così insistenti. Abbiamo infatti assistito negli ultimi mesi a continue provocazioni da parte di media, accademici e blogger. Tutti a evidenziare le criticità, più o meno reali, sul mondo della cooperazione del credito e il suo futuro. Chi mi segue sul blog che tengo periodicamente su Linkiesta, sa bene di cosa sto parlando. Ha ben chiaro il quadro generale di riferimento e quali siano le argomentazioni di risposta. Questo però non ci deve distogliere dall’essere obiettivi nelle valutazioni. Due considerazioni iniziali: il processo di riforma non è stato voluto dal sistema del Credito Cooperativo, ma, posti davanti alla necessità di rivederne l’organizzazione, come Credito Cooperativo abbiamo cercato il dialogo affinché il risultato finale potesse trovare immutati i valori sui quali abbiamo costruito i 120 anni di storia della nostra banca. Dall’altra parte, non abbiamo mai fatto mistero che, come Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, avremmo preferito la costituzione di un unico gruppo bancario per il Credito Cooperativo. Così non è stato. La strada che abbiamo intrapreso, e sulla quale l’intera assemblea dei soci si è pronunciata all’unanimità, ci porterà a diventare parte di Iccrea Banca. L’atto di preadesione al gruppo è stato approvato con convinzione e determinazione, confermando che la scelta fatta è la migliore, quella che ci garantirà di mantenere le specificità locali della nostra banca e di assicurare quel sostegno al territorio che ha da sempre contraddistinto la nostra Bcc. Detto questo, una domanda sorge spontanea: perché i ripetuti affondi tesi ad evidenziare le criticità dei futuri assetti? La risposta è nei fatti. Al Credito Cooperativo da sempre fa riferimento una quota importante del risparmio gestito. E questo rende la cooperazione del credito un ambito particolarmente appetibile per gli “altri” grandi gruppi bancari. Due cose però credo sia importante sottolineare: innanzitutto, se le Bcc godono la fiducia di molte famiglie e imprese, un motivo ci sarà. Il motivo è quell’essere porto stabile e sicuro per i risparmi, senza operazioni rischiose, che ha permesso al Credito Cooperativo di essere anticiclico nel periodo più buio dell’ultima crisi. La seconda è il rapporto diretto e a misura d’uomo che le Bcc hanno sempre conservato con il territorio. Non finanza, ma sostegno all’economia reale. Sono due aspetti che le altre banche non potranno mai uguagliarci e sono l’essenza del nostro essere credito cooperativo. Due aspetti che ritroveremo anche in Iccrea Banca. Da ultimo. A quanti mettono in dubbio la solidità del nostro gruppo bancario risponde il Sole 24 Ore: Iccrea ha un CET1 del 16,8%. I canti delle sirene non ci distolgono dalla sicurezza dell’approdo verso cui stiamo veleggiando.

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