Credito alle imprese, «fondamentale il ruolo delle banche del territorio»

Sempre controcorrente. Quando si parla di credito alle imprese, le Bcc sono state sempre in controtendenza. È stato così negli anni 2000 quando i grandi istituti facevano della finanza la loro vocazione dimenticando l’economia reale ed è stato così anche qualche anno più tardi quando la crisi ha preso il sopravvento e ha portato a chiudere i rubinetti alle imprese. Il tema del rapporto imprese-banche si ripropone anche in questa prima parte del 2017. A portarlo alla ribalta due associazioni di categoria di Varese: dapprima gli industriali, poi gli artigiani. I primi con l’indagine sul credito relativa al quarto trimestre 2016 hanno denunciato un calo di 267 milioni di euro – che si traduce in un meno 2,9% rispetto ai livelli del giugno 2015 – di affidamenti alle imprese del Varesotto da parte del sistema bancario; i secondi hanno rilevato invece che gli affidamenti vengono concessi dalle banche più facilmente alle aziende di grosse dimensioni, penalizzando così quelle piccole o medio-piccole. «Ci scopriamo di nuovo controcorrente», commenta Luca Barni, direttore generale della nostra banca.

«Non solamente non abbiamo limitato il nostro intervento a sostegno delle imprese, anzi lo abbiamo rafforzato». Un ruolo che lo stesso presidente del Parlamento Europeo ha riconosciuto a tutto il Credito Cooperativo. Nel suo intervento all’assemblea della Bcc d’Alba, Antonio Tajana ha ricordato che per far crescere l’Italia occorre sostenere la piccola e media impresa. “Fondamentale il ruolo del credito cooperativo, delle banche del territorio che conoscono le aziende e possono agevolare l’accesso al credito”. Più che un insegnamento, una direzione a guardare verso chi, come le Bcc, non dimentica il proprio ruolo. Aggiunge Barni: «Se l’appetibilità di mercato delle imprese medio piccole è bassa, meglio rivolgersi a chi del tema dimensionale ha fatto una bandiera. E le Bcc hanno il 23% del mercato italiano del settore artigiano. Le banche non sono tutte uguali. Se si parla di territorio, i buoni vicini di casa dovrebbero preferire il dialogo come soluzione dei problemi».