Acqua e vento, un patrimonio da scoprire

Eusebio Energia, azienda nata 15 anni fa dalla visione green del presidente Luigi Eusebio, ha intuito la potenzialità del settore e invita tutti a puntare molto di più sulle energie rinnovabili

Era un venerdì sera, me lo ricordo come se fosse ieri, non avevo chiuso occhio tutta la notte. Di buon’ora, approfittando di un caffè con tutta la famiglia, dopo numerose analisi sulle possibilità di aprire una diversificazione del gruppo, decidemmo di partecipare alla gara che il Gruppo Marzotto aveva indetto per la vendita dei loro asset idroelettrici. La nostra convinzione, un significativo investimento economico e forse e po’ di fortuna ci portò ad acquisire le 18 centrali del gruppo». Luigi Eusebio, presidente della Eusebio Energia Spa, sintetizza così la genesi dell’azienda di approvvigionamento, produzione e commercializzazione d’elettricità nata il 31 dicembre 2002 con l’acquisto dei primi impianti e che oggi conta 22 centrali idroelettriche di proprietà, sparse tra il Vicentino e la zona di Boario Terme, oltre a un impianto eolico in provincia di Avellino e che nel 2016 hanno prodotto, rispettivamente, 135 milioni e 851.953 kWh e 15 milioni e 136.987 kWh, per un fatturato annuo di 10 milioni di euro. Questa giovane azienda, che si presenta con importanti investimenti, ma rientra ancora fra le piccole imprese idroelettriche, viene interamente gestita da Luigi Eusebio e dalla sorella Patrizia. «I nostri competitor hanno centrali idroelettriche, eoliche e fotovoltaiche non solo in tutta Italia ma anche all’estero. Hanno produzioni energetiche molto più consistenti delle nostre e per la maggior parte si tratta di aziende pubbliche. Al vertice di questa azienda, come di tutto Gruppo Eusebio, vi è la nostra famiglia formata da me da mia sorella Patrizia. Noi apparteniamo alla seconda generazione imprenditoriale che, da mamma Adele e papà Renzo, ha ereditato lo storico maglificio che, nel tempo, è cresciuto. Nonostante lo sviluppo e la diversificazione di questi anni siamo ancora una piccola impresa famigliare, fortemente legata al territorio e alle persone. La scelta di entrare nelle fonti rinnovabili non è avvenuta solo per una spinta imprenditoriale ma anche per un impegno nei confronti delle generazioni future. In questo, mi ha ispirato il pensiero di Gro Harlem Brundtland (la prima donna in Norvegia chiamata a ricoprire la carica di capo del governo, considerata la madre dello “sviluppo sostenibile”, ndr)». Proprio l’attenzione per il territorio e per l’ambiente hanno spinto l’attuale presidente ad interessarsi al concetto di energie rinnovabili e prima, sul finire degli anni ’90, ad entrare nel Consorzio Energetico Energia e Impresa per poi divenire produttore di energia attraverso fonti rinnovabili. «In quegli anni la polemica ambientalista era molto forte -ricorda Luigi Eusebio-. L’effetto serra, il surriscaldamento globale e gli studi scientifici dimostravano che la concentrazione di CO2 nell’ambiente stava crescendo: capii che bisognava trovare delle soluzioni alternative. La prima fra tutte era l’energia idroelettrica, che significava fare un passo indietro nella storia per guardare ad un futuro migliore per tutti». Lo sviluppo economico del Nord Italia ci racconta di un’industria che, da fine ‘800 a metà ‘900, utilizzava i bacini idrici e i corsi d’acqua per ricavare l’energia necessaria per alimentarsi. Tutto questo fu sostenibile fino alla metà del secolo scorso, quando utilizzare il carbone e il petrolio divenne economicamente più conveniente. Ma l’uso di queste risorse non rinnovabili nel tempo alimentò e fece crescere la sensibilità ambientalista.

A partire dal 1973 il prezzo delle fonti fossili vide un’inarrestabile corsa al rialzo, segnando così la possibilità economica di recuperare l’antica tecnologia delle centrali idroelettriche. «Le energie sostenibili ritornano competitive da quando la soglia dei 40 dollari al barile viene superata, perché l’energia ricavata dalle centrali idroelettriche costa meno al consumatore finale -spiega Luigi Eusebio-. Possiamo permetterci un’offerta così competitiva perché, una volta acquistato l’impianto, che è sicuramente un investimento importante, i costi che ne seguono sono fissi e sostenibili: si pagano la manodopera, che incide per circa il 10% sul fatturato, e i canoni demaniali, dal momento che l’acqua utilizzata nelle centrali è di proprietà statale. Certo, devo riconoscere che sono anche stato fortunato: è vero che quando ho acquistato gli impianti il costo del petrolio stava crescendo, ma mai avrei pensato ad un tale margine di profitto e di potermi inserire in maniera così competitiva all’interno di un mercato ancora in via di sviluppo ». Le prime centrali acquistate dal gruppo si rivelano fin da subito funzionanti e, anche se le turbine hanno un lungo ciclo di vita (60/70 anni), dal 2003 l’azienda si impegnò in un processo di rimodernamento delle centrali. «In gergo questa fase si chiama revampizzazione -spiega il presidente del Gruppo Eusebio-: attualmente abbiamo completato il processo in 14 centrali, all’appello ne mancano solo 4 che contiamo di concludere nel giro di qualche anno. Le migliorie tecnologiche apportate in particolare nell’Information Technology hanno permesso un consistente aumento di produttività: dal 2003 ad oggi quelle centrali hanno incrementato la propria produzione del 25% a parità di acqua turbinata. Le normative di questi anni, attraverso ritiri dedicati e certificati verdi ci hanno supportato economicamente potendo anche utilizzare questi ultimi come strumento di garanzia dell’anticipo finanziario, progetto per cui ci ha supportato la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate».

Il rapporto di Eusebio Energia con il Credito Cooperativo è recentissimo. Ha inizio nel 2017 e, spiega Luigi Eusebio, «ci siamo rivolti alla Bcc perché è una banca veloce, dinamica e rispondente alle nostre esigenze. Soddisfa i nostri bisogni in maniera celere. Negli ultimi anni il rapporto con l’amministrazione bancaria è diventato complesso; a volte fin troppo rigido e pieno di lungaggini burocratiche. La Bcc evita questa lentezza amministrativa ed è perciò la risposta ai nostri bisogni». Inserirsi in un mercato e in settore economico ancora in crescita permette buone prospettive di guadagno ma, allo stesso tempo, implica una maggiore difficoltà nel rapportarsi con la burocrazia e l’amministrazione. «Ormai da anni sono in corso progetti, accordi e trattative con la regione Basilicata per l’installazione di sei pale eoliche -esemplifica  Luigi Eusebio-. abbiamo già investito 500 mila euro in ricerca, selezione dell’area per l’impianto e permessi. E ora, dopo anni dall’avvio della pratica, la regione interessata si oppone all’installazione accusandoci capziosamente di deturpare il territorio. E pensare che l’installazione delle pale aiuterebbe non solo l’economia locale, dal momento che come azienda devolveremmo parte del fatturato al comune ospitante, ma l’intero settore delle energie rinnovabili in Italia».

L’utilizzo delle pale eoliche offre grandi possibilità energetiche. Purtroppo, però, l’Italia è nel quadro europeo ancora distante da eccellenze come Spagna, Germania e Danimarca. «La lentezza italiana nello sviluppo e nell’utilizzo delle energie rinnovabili, soprattutto in riferimento a quella eolica, è da ricondurre non solo alle lungaggini burocratiche e autorizzative, ma anche ad una mancata scelta di campo e alle troppe polemiche, quasi sempre pretestuose e inutili, sull’impatto ambientale -commenta Luigi Eusebio-. Dobbiamo, e con il noi mi riferisco a tutti gli operatori coinvolti nel settore delle energie rinnovabili, impegnarci per colmare queste lacune, soprattutto a livello di comunicazione e di informazione della pubblica opinione. Se sviluppassimo questo settore, infatti, si aprirebbero interessanti prospettive occupazionali. L’augurio che faccio, non  solo alla mia azienda, ma all’economia italiana, è per un maggiore impegno sull’argomento a livello nazionale per fare, prima di tutto, chiarezza sulle pratiche e sulle procedure amministrative e burocratiche. Dobbiamo dare spazio a questo potenziale inespresso e, personalmente, confido in una svolta decisa e decisiva per un futuro davvero sostenibile». Lo stesso augurio già espresso nel 1987 da Gro Harlme Bruntland, che diceva: «Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare allo stesso modo i propri».