Industria meccanica e siderurgica a Varese: primo trimestre 2018 in ascesa

L’Indagine congiunturale di Federmeccanica registra volumi in aumento a livello nazionale del 4,4%. Stabile e con ordinativi in crescita nel 42% delle imprese anche la situazione a Varese

Siamo di fronte ad una situazione di miglioramento produttivo da non sprecare, lo dimostrano i dati del settore metalmeccanico in provincia di Varese. Per il primo trimestre 2018, la congiuntura del settore a livello locale, secondo l’ultima rilevazione sul primo trimestre del 2018 effettuata dall’Ufficio Studi dell’Unione Industriali, registra principalmente un orientamento alla stabilità, in linea con le prospettive evidenziate in chiusura d’anno. Sotto il profilo produttivo, la maggior parte delle imprese meccaniche e siderurgiche intervistate (56,4%) ha segnalato livelli in linea con il trimestre precedente. Le previsioni per il secondo trimestre si dividono tra la stabilità e la crescita: il 50,5% delle imprese intervistate si attende un aumento della produzione (sono principalmente imprese della siderurgia e della meccanica varia), il 46% si aspetta invece un mantenimento intorno ai valori attuali; solo il 3,5% si aspetta un peggioramento. La dinamica del portafoglio ordini risulta in linea con quella della produzione: il 41,9% delle imprese intervistate dichiara ordini in aumento rispetto al quarto trimestre del 2017; il 38,8% stabili; il 19,3% in riduzione. Simile la dinamica degli ordini dall’estero: la maggior parte delle imprese intervistate (il 45,3%) li dichiara stabili, ed il saldo delle risposte è positivo (+19,6%). 
Bene anche l’export. I dati locali, fermi ancora alla chiusura di fine 2017, indicano una crescita del 2,3%, a quota 5,8 miliardi di euro. All’interno del settore si evidenziano però delle profonde differenze di risultato tra i diversi comparti. Le esportazioni aerospaziali trainano la crescita del commercio estero nel settore, registrando un +10,6% rispetto al 2016; cresce anche l’export di computer e prodotti di elettronica e ottica (+7,3%); dei prodotti della metallurgia (+7,7%) e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+1,1%); frenano i prodotti in metallo (-1%) e le apparecchiature elettriche (-3,7%). Restano invece abbastanza stabili i macchinari (-0,5%).
Come principali partner commerciali esteri del metalmeccanico varesino si confermano: Germania (705 milioni di euro di export), Francia (540 milioni), Regno Unito (340 milioni), Polonia (333 milioni), Stati Uniti (293 milioni). 
“Lo scenario commerciale internazionale del settore nella nostra provincia – commenta il Presidente del Gruppo merceologico “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie” di Univa, Dario Gioria – da una parte, conferma quanto l’Europa rappresenti per le nostre imprese quasi un mercato ormai domestico; dall’altra, la forte presenza sul mercato statunitense non può che portarci a guardare con preoccupazioni l’introduzione dei dazi Usa sui prodotti siderurgici e metallurgici. Serve con urgenza una guida forte al governo del nostro Paese. Una guida in grado di dare la giusta, ma allo stesso tempo ferma e convinta, posizione dell’Italia nel quadro dell’Unione Europea e della moneta unica; e anche capace di dare il proprio contributo a Bruxelles perché si riesca a sventare un ampliamento della guerra commerciale che farebbe solo del male ad imprese così fortemente internazionalizzate come quelle varesine della meccanica e della siderurgia”.

L’IMPATTO DEI DAZI USA SULLA METALLURGIA VARESINA
Ma le nuove tariffe doganali imposte da Washington su quali volumi di export generati dalle imprese varesine andranno a impattare? Complessivamente, Varese nel 2017 ha esportato verso gli Stati Uniti circa 18,4 milioni di euro di prodotti della metallurgia. Ossia quelli su cui la Casa Bianca ha imposto a partire dal 1° giugno i dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Produzioni made in Varese che l’anno scorso avevano aumentato le proprie vendite negli Usa del 32,1% rispetto ai livelli del 2016. Il tutto per un saldo commerciale (differenza tra export e import) positivo e pari a circa 11,6 milioni di euro. Il mercato statunitense, come paese di destinazione dei prodotti della metallurgia, pesa per il 6,2% rispetto al totale dell’export varesino del comparto ed è il quarto mercato di destinazione. 

LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE
A livello di singoli comparti sul piano nazionale crescono le attività della fabbricazione di prodotti di metallo (+7,8%), delle macchine ed apparecchi meccanici (+4,4%) e degli altri mezzi di trasporto (+6%), grazie, in quest’ultimo caso, all’effetto traino, tra gli altri, dell’aerospazio.
Frenano, invece, le costruzioni di autoveicoli (+0,5%) e la produzione di computer, elettronica e strumenti di precisione (-1,6%).
Sempre a livello nazionale aumentano anche i flussi di export: del 3% la crescita sui mercati esteri. Non tutti indistintamente, però. Il quadro positivo generale del commercio estero meccanico made in Italy, infatti, è il frutto di un forte irrobustimento delle vendite nei Paesi della Ue (+7,2%) e di un calo (-2,4%) registrato invece nelle esportazioni extra Unione Europea. 
Una fase espansiva, quella oltre confine, che dovrebbe comunque continuare secondo le aspettative delle imprese. Un clima di fiducia, confermato dal portafoglio ordini estero in crescita. Incombono, però, avverte anche in questo caso Federmeccanica, delle incognite e le recenti notizie non certo positive di oltre Atlantico. Prime fra tutte l’introduzione dei dazi su alluminio e acciaio da parte dell’Amministrazione Trump, le eventuali sanzioni Usa verso Russia e Iran, la crescita dei prezzi delle materie prime. 
È in questo contesto che si innesta l’appello delle imprese varesine del settore, per bocca del Presidente del Gruppo merceologico “Meccaniche” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Giovanni Berutti: “Ci rivolgiamo al nuovo Governo. Dopo anni di crisi del settore e di sacrifici di aziende e lavoratori, oltre che delle nostre famiglie, finalmente il quadro congiunturale ci dà ragione della strada intrapresa. L’appello è, dunque, che le decisioni di politica economica che verranno prese siano ispirate e coerenti con l’obiettivo di permettere alle aziende italiane di poter contare su una politica industriale, come quella impostata negli ultimi anni, in grado di sopportarle nei processi di innovazione tecnologica e di miglioramento della produttività. Anche questo serve per affrontare le turbolenze internazionali e rimanere competitivi sui mercati.”.