Via Crucis con l’Arcivescovo a Busto Arsizio

Un momento delle celebrazioni della Via Crucis ad Erba con monsignor Delpini. (tratto da www.chiesadimilano.it)
La celebrazione partirà dalla Chiesa della Madonna in Prato (Piazza A. Manzoni) per la Zona pastorale IV e sarà presieduta dall'Arcivescovo di Milano.

«Questa è la rivelazione: Dio salva! Non siamo condannati a morte. E Dio salva chiamando tutti a essere in comunione con Gesù: il lui solo possiamo essere salvati». Questo il messaggio di speranza che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha lanciato all’apertura delle celebrazioni pasquali ad Erba. Un messaggio di speranza nella Pasqua e nella resurrezione, che caratterizza le manifestazioni pre-pasquali, e che verrà portato il prossimo 13 marzo a Busto Arsizio nella Chiesa della Madonna in Prato (Piazza A. Manzoni)  per la celebrazione della Via Crucis per la Zona pastorale IV – Rho.

«Non sottovalutare il soffrire e il morire di Gesù. – ha detto all’apertura delle celebrazioni pasquali ad Erba, monsignor Mario Delpini, arcivescovo di MilanoNon contate Gesù crocifisso tra i crocifissi della storia come un numero in più nel tragico calcolo dei giusti ingiustamente uccisi. Non raccontate la vicenda di Gesù come una storia fra tante, una conferma che anche lui non ha potuto far niente di fronte alla crudeltà e alla stupidità umana», dice, aprendo la sua omelia, monsignor Delpini a conclusione dell’ultima Stazione davanti alla facciata della prepositurale di Santa Maria Nascente. «Infatti, questa morte è l’evento che sconfigge la morte, questo soffrire è la comunione che semina, in ogni soffrire, una vocazione all’amore: questa solitudine è lo spettacolo che attira tutti gli sguardi e li unisce in una comunione e questo strazio è il grido che squarcia il velo del tempio e rivela il volto di Dio e la sua presenza», aggiunge.
Se «il cammino per le strade del nostro vivere quotidiano non è solo per dire che il Figlio di Dio cammina con noi, questa Via Crucis è soprattutto per dire che, proprio camminando sulle strade della terra, Gesù ha salvato il nostro cammino dall’essere un vagare senza meta. Proprio il suo soffrire ha salvato il nostro soffrire dall’essere una smentita irreparabile della bellezza della vita. Proprio il suo morire sul legno maledetto ha aperto l’ingresso alla terra benedetta».
È questo, appunto, suggerisce ancora il Vescovo, perché i figli di Dio, che erano dispersi, si riuniscano insieme. «Ciò che raduna gli uomini e le donne nella Chiesa di Dio non sono le coincidenze della storia, il fatto di essere, per caso, nati qui; non è la simpatia o il bisogno di farci coraggio a vicenda, non è la buona volontà dell’accoglienza, non è la condiscendenza, non è la buona educazione. Ciò che ci raduna è, invece, la vocazione con cui tutti siamo chiamati. Questa morte è come tutte le morti, ma è unica tra tutte le morti, perché ci salva e a questa morte si appoggia chi vive».
Chiarissimo il monito che si fa consegna e auspicio: solo il radunarsi intorno a Gesù ci rende Chiesa, altrimenti i tentativi di camminare insieme «finiscono irrimediabilmente in una dispersione insanabile».
Da qui l’auspicio a tenere fisso lo sguardo su Gesù, lasciandoci condurre da Lui: «anche il cammino che stiamo compiendo come Chiesa formata dalla genti sia alla sequela di Gesù. Non c’è altro nome sotto il cielo in cui gli uomini possono essere salvati».
E poco prima della benedizione con il legno della Croce, del canto finale della Salve Regina, della colletta a favore delle donne e dei bimbi del Sud Sudan (con offerte frutto del digiuno e della penitenza chiesti da papa Francesco), ancora un pensiero che l’Arcivescovo rivolge idealmente ai più giovani. «Sono molto preoccupato. Ho già scritto una lettera ai 18enni, ma ci sono anche gli altri e, allora, portate un messaggio a tutti quelli che hanno 16 anni, che sono nati nel 2002. Date loro un euro e dite di accendere una candela in chiesa e di ripetere, davanti al crocifisso, che Gesù è morto anche per loro. Dobbiamo trovare qualche maniera per far capire ai nostri ragazzi e adolescenti che il Signore li ama».

Durante il rito, organizzato per la quaresima ambrosiana in tutte le sette zone pastorali della Diocesi, le offerte dei fedeli saranno destinate a sostenere l’impegno in Sud Sudan dei Padri comboniani e dell’Organismo di volontariato per la cooperazione internazionale de la Nostra Famiglia (OVCI la Nostra Famiglia).

Nel giovane paese africano dilaniato dalla guerra civile, i missionari gestiscono un ospedale, un poliambulatorio e assistono le famiglie più povere, i ciechi e gli ammalati di lebbra che vivono in parrocchia a Mapourdit, località a 75 Km dal capoluogo Rumbek.

I volontari per la cooperazione internazionale de la Nostra Famiglia sono presenti nella capitale Juba dove prmuovono le attività di un centro di riabilitazione per disabili, una clinica mobile che offre supporto sanitario ai profughi che vivono nei campi e un college che forma fisioterapisti.

 Le donazioni possono essere versate:

·         direttamente presso l’Ufficio Cassa dell’Economato Diocesano

·         sul conto corrente dell’Arcidiocesi di Milano (IBAN IT 22 I 05216 01631 000000071601) causale: “raccolta Sud Sudan – Via Crucis Arcivescovo”

Le prossime tappe della Via Crucis in Diocesi saranno: venerdì 16 marzo a Pieve Emanuele (piazza Peppino Impastato); martedì 20 marzo a Sesto San Giovanni (chiesa di San Giuseppe); venerdì 23 marzo a Desio (chiesa di San Pio X)

La celebrazione partirà dalla Chiesa della Madonna in Prato (Piazza A. Manzoni) per la Zona pastorale IV e sarà presieduta dall'Arcivescovo di Milano.
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